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Pirati dell’Amazzonia: Esistono davvero? Il racconto del mio incontro riavvicinato con i topi d’acqua

i pirati dell'Amazzonia

I pirati dell’Amazzonia esistono davvero? Mai avrei pensato di pormi questa domanda prima del mio viaggio percorrendo il Rio delle Amazzoni dalla Colombia al Brasile.

Sono passati 6 mesi da quando sono tornata nel mondo civilizzato, ma ce ne ho messo di tempo per metabolizzare quanto successo.

Ho girato l’America Latina per circa un anno per conoscere le fantastiche e molteplici culture di questo splendido continente.

Negli ultimi 12 mesi sono stata in Costa Rica, Guatemala, Nicaragua, Colombia, Brasile, Ecuador, Repubblica Domenicana, Puerto Rico e Argentina.

Per cui, posso dire di averne fatte di esperienze, ma come questa? Nessuna. Nel bene e nel male, credo che l’Amazzonia mi abbia profondamente cambiata.

Salterò la parte dell’esperienza nella comunità indigena di Gamboa, che potete trovare cliccando su questo link.

i pirati dell'Amazzonia

I pirati dell’Amazzonia: Il mio (quasi) incontro con i topi d’acqua

Per raccontarvi quanto accaduto prima devo spiegarvi dove mi trovavo esattamente.

Per arrivare dalla Colombia al Brasile in barca bisogna percorrere il rio delle Amazzoni per circa 5 giorni, dormendo su un’amaca e mangiando del cibo abbastanza scadente (che mi ha anche provocato un’infezione allo stomaco, ma questa è un’altra storia).

Sto scrivendo questo articolo per mettervi al corrente di quanto successo durante la seconda notte in barca. Un vero incubo ad occhi aperti che non auguro a nessuno, durante il quale mi sono più volte sentita la protagonista di un film horror.

Erano circa le 10 di sera. Io mi trovavo nell’area in cui dormivano i ragazzi dell’equipaggio, sul primo livello della nave.

Ero lì a chiacchierare con loro, quando dal nulla arrivò correndo il capitano della nave il quale, in preda al panico, iniziò ad urlare in portoghese: “Equipaggio, tutti in piedi! Chi sta dormendo che si svegli, ci stanno attaccando i pirati, dobbiamo essere pronti!”

Io, parlando bene portoghese, capii immediatamente cosa stava accadendo, e pensai subito che l’unica cosa sensata che potessi fare era scappare sul tetto della nave e, nel caso in cui i pirati mi avessero trovata, l’idea era gettarmi in acqua fino a raggiungere la foresta, a costo di farmi ammazzare da coccodrilli, serpenti, giaguari o quant’altro. Qualsiasi destino sarebbe stato migliore di quello di cadere nelle grinfie dei pirati dell’Amazzonia, e farmi violentare ed uccidere da uno di loro.

Sto parlando al condizionale perché fortunatamente (e vi assicuro che in questa storia c’è una gran quantità di fortuna), non mi è successo nulla, perché i pirati hanno deciso di fare marcia indietro per andare a saccheggiare un’altra barca.

Ma prima di capire che non sarebbero saliti sulla nostra nave, io e tutti gli altri passeggeri abbiamo passato dei momenti infernali.

Io ho visto tutto. Dall’inizio alla fine. L’imbarcazione dei pirati – conosciuti anche come topi d’acqua – era attaccata alla nostra, si stavano preparando per salire sulla nostra barca. Erano in 5, pronti a saltare sulla nostra nave e a distruggere tutto.

Ma per qualche ragione, probabilmente perché il nostro capitano si è accorto in tempo che stavamo per essere attaccati, decisero di non proseguire.

Probabilmente credevano che i ragazzi dell’equipaggio fossero armati, ma la verità è che nessuno possedeva delle armi, neanche il capitano stesso. Se solo avessero deciso di attaccarci nessuno avrebbe potuto difenderci.

In Sud America sono tutti molti religiosi, per cui c’erano tantissime donne, per la maggior parte anziane, pregando Dio con i propri rosari intrecciati tra le dita.

Altre ragazze piangevano disperate, si abbracciavano tra di loro come se quella fosse l’ultima volta che si sarebbero viste.

Io all’inizio non capivo. Voglio dire, se mi derubano ci rimango malissimo e preferirei che non lo facessero, ma non sarebbe stata la fine del mondo. Per cui non capivo perché tanta disperazione.

Allora mi avvicinai ad un’anziana signora in preda al panico, e le chiesi gentilmente: Scusi, ma perché si disperano tutti così tanto?

E lei, in tutta risposta, mi disse: “I pirati dell’Amazzonia non hanno pietà, potrebbero ucciderci tutti senza lasciare tracce, ma prima si divertirebbero a modo loro con le belle ragazze come te.”  A quel punto il panico invase il mio corpo.

Per chi non lo sapesse, i pirati esistono davvero, ma io non ne avevo idea prima di vivere quest’esperienza.

In media attaccano circa 105 imbarcazioni all’anno nel rio delle Amazzoni, violentando donne (se straniere come me, meglio ancora), uccidendo chiunque provi ad ostacolarli, e rubando tutto quello che possono.

In quel momento pensai “Papà ha ragione, devo smetterla di avventurarmi in giro per il mondo in questo modo. Se mi succede qualcosa la mia famiglia ne uscirà distrutta.”

Mentre guardavamo spaventati la barca dei pirati ferma lì in mezzo al fiume, noi (molto lentamente) ci allontanavamo.

L’elica della nostra nave si era rotta, per cui andavamo veramente a rilento. Scappare via da loro sarebbe stato impossibile.

Non mi sono mai sentita così impotente in tutta la mia vita.

Io non sono mai stata credente, ma in quel momento pregai che quei pirati sparissero nel nulla e che ci lasciassero in pace. Sentivo che non mi restava altro che affidarmi a un ipotetico Dio.

Per fortuna nostra così fu, la barca dei pirati sparì nell’oscurità del fiume, mentre noi, ancora spaventati a morte, speravamo che non riapparisse mai più.

La nave sciagurata riuscì a mettersi in contatto con il nostro capitano dopo l’attacco. Stavano tutti bene (erano solo uomini perché le donne erano riuscite a scappare e a salire sulla nostra nave pochi minuti prima dell’assalto). Nessun ferito, ma i pirati avevano portato via tutto.

Passai la notte in bianco, non riuscivo a dormire per la paura che i pirati tornassero da noi.

               

Per i seguenti tre giorni, ogni volta che il sole tramontava, l’ansia invadeva il mio corpo.

“Ci andrà bene anche oggi?”, pensavo. E per fortuna così fu. I pirati non riapparsero mai più.

 

Amazzonia in barca: Un’esperienza unica nel suo genere ma fate molta attenzione!

Vi sto raccontando questa storia perché nei blog e nei siti in cui si parla del viaggio in barca per il rio delle Amazzoni, nessuno menziona la possibilità di incontrare i pirati dell’Amazzonia senza scrupoli, pronti ad ammazzarti senza pietà.

Per il resto il viaggio è stato fantastico, ogni giorno mi svegliavo circondata dalla natura della foresta amazzonica, guardando i delfini rosa saltare e gli uccellini cinguettare.

Natura pura. Non avevo mai vissuto un’esperienza del genere. È stato fantastico, pirati a parte.

Amazzonia in barca

Amaca vista fiume

I pirati dell’Amazzonia: Un po’ di storia

Centinaia di chilometri di fiumi e affluenti all’interno della più grande foresta del mondo, l’Amazzonia, sono la principale via di trasporto nel nord del Brasile, dove le strade sterrate sono rare date le caratteristiche geografiche della regione. Negli ultimi anni, tuttavia, i membri dell’equipaggio e i passeggeri che un tempo viaggiavano pacificamente sulle imbarcazioni sono diventati vittime di gruppi criminali in attesa di un’occasione per colpire.

Nel 2017, una donna americana che viaggiava con la sua familia su un’imbarcazione simile a quella dove ho viaggiato io, fu stuprata brutalmente da un pirata di soli 17 anni. Nell’intervista presente su youtube, la donna spiega come “abbia scelto” di allontanarsi insieme al pirata per salvare suo marito e le sue due bambine da una morte certa.

Dopo lo stupro, fortunatamente la famiglia riuscì a sopravvivere all’attacco perché decisero di saltare dall’imbarcazione e lanciarsi nel fiume per scappare dai pirati. Passarono tre giorni nella foresta prima che venissero trovati e salvati da una comunità indigena. Nell’intervista, la donna racconta come lei e suo marito abbiano preferito rischiare di essere divorati da qualche animale selvatico piuttosto che rimanere su quella barca con i pirati. Fu esattamente la stessa cosa che pensai io quando vidi l’imbarcazione pirata a pochi metri da me.

Ma non tutti sono stati “fortunati” come me, o come questa famiglia che è riuscita a scappare. Sempre nel 2017, Emma, un’avventuriera di origini britanniche stava viaggiando in kayak in un viaggio iniziato in Perù il mese prima e interrotto tra le città di Codajás e Coari (Amazzonia), sulle rive del fiume Solimões, dove fu stuprata e brutalmente assassinata.

L’atleta utilizzava i social network per documentare il suo viaggio in Amazzonia. Il 12 settembre, un giorno prima della sua scomparsa, scrisse su Twitter di aver avvistato 30-50 uomini armati di fucili e frecce su delle barche del fiume. Poco dopo, la polizia scoprì che Emma era stata violentata da circa 8 pirati, che successivamente l’avevano sgozzata e gettata nel fiume.

Con quest’articolo non sto cercando di spaventarvi, ma soltanto mettervi in guardia. Se decidete di intraprendere questo bellissimo viaggio, tenete in considerazione che l’esperienza è inimitabile e la consiglio vivamente, ma ricordatevi anche che ogni anno 105 imbarcazioni vengono prese d’assalto dai pirati.

Credo che tutti abbiano il diritto di sapere che potrebbe toccare a chiunque. Amo l’avventura, mi fa sentire viva, e probabilmente i miei lettori saranno d’accordo con me. Viaggiare è vita. Ma bisogna anche essere consapevoli dei pericoli che ci circondano, per poi decidere se vale la pena rischiare o meno.

 

La World Citizen

Lucia Schettino

Italiana di origine e cittadina del mondo, amo scrivere, viaggiare sola per il mondo ed imparare nuove lingue. Non so dirvi esattamente dove vivo, ma solitamente mi trovate tra Barcellona, Rio de Janeiro e la Repubblica Dominicana.

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