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I coinquilini ai tempi dell’erasmus

Un’eccellente esperienza erasmus si basa su tre punti fondamentali: trovare buoni amici, andare in una città viva, e trovare buoni coinquilini, quest’ultimo punto è davvero fondamentale.

I coinquilini perfetti

Io, Nico e Leonardo eravamo come una famiglia: si cucinava insieme, si mangiava insieme, si usciva insieme, e si tornava a casa insieme. Con dei coinquilini come loro era bello anche non uscire e restare a casa a guardare un film o a parlare e a ridere dello spagnolo di Leonardo.

Nico, peruviano d’origine ma che viveva ad Alicante da cinque anni ormai, era come il nostro fratello maggiore. Era il più grande tra i tre, e in casa si occupava di tutto: lavava i piatti, puliva e metteva in ordine. Leonardo invece era l’addetto alla cucina, ed io… bhè io non facevo quasi nulla, ma loro non si lamentavano mai di questo, per loro ero la princesa del piso e questa è una delle cose che mi mancano di più dell’Erasmus.
In realtà in casa eravamo in quattro, e il quarto elemento era un ragazzo inglese, l’inglese più strano che io abbia mai conosciuto.

Il mistero dei quesitos scomparsi

Alicante, 12 maggio 2014

“Forse questa è l’ultima pagina di diario che scriverò nella mia vita perché io, Leonardo e Nico potremmo essere assassinati da un momento all’altro, e il folle omicida sarebbe Liam. Ieri sera, maledetta me, ho mangiato uno yogurt di Liam, ma conoscendo il suo alto livello di tirchiaggine, stamattina gliel’ho ricomprato, però, ahimè, di una marca diversa quindi se n’è accorto. Pochi minuti fa Leo è entrato nella mia camera in preda al panico, informandomi che Liam è impazzito e che ha lanciato lo yogurt contro la parete della cucina imprecando ed urlando “sudaka de mierda” il che significa “sud americano di merda” riferendosi ovviamente a Nico, che poverino di tutta questa storia non sa assolutamente nulla, ma per sua sfortuna è lui che condivide il frigorifero con Liam.
Ora Liam continua a sbattere le porte e ad urlare e Leonardo ha paura di uscire da sotto le mie coperte (cuor di leone il ragazzo) e rischiamo anche che la casa vada a fuoco perché il furbacchione di Leo ha lasciato la pizza nel forno da circa mezz’ora, e sappiamo che le pizze 2×1 da un euro del mercadona sono praticamente di plastica. Nel migliore dei casi se Liam non ci uccide moriamo tra le fiamme, perché se quella pizza dal forno non la tolgo io è questo il destino che ci attende, dato che Leo ha paura anche della sua stessa ombra e da questa stanza non ci uscirà mai.”

Nico il salvatore

Poi per fortuna arrivò Nico e, come sempre, sistemò le cose, e così Liam si scusò per la scenata aggiungendo che erano spariti anche alcuni de los quesitos e di questo non ero io la colpevole. Ci spiegò che lui, poverino, viveva con 30 euro al mese; ancora oggi non mi spiego come sia possibile che quello stranissimo britannico fumasse erba quotidianamente avendo solo 30 euro al mese con cui sopravvivere, e soprattutto, dov’erano finiti i suoi quesitos?
Conclusione: Nico per dispetto finì i suoi quesitos, e dopo un po’ lo strambo inglese cambiò casa, ma tutt’ora resta un mistero su chi abbia mangiato per primo i quesitos del povero Liam.

Non so come avrei affrontato 11 mesi d’Erasmus senza Nico. Ad Alicante aveva due fidanzate, una per la mattina/pomeriggio e l’altra per la sera/notte, ma allo stesso tempo c’era sempre per me e non riusciva a non essere super protettivo nei miei confronti proprio come se fossi sua sorella minore. Ma soprattutto non si arrabbiava mai, nonostante il fatto che io non alzassi un dito in casa né per cucinare né per sistemare.

Le stranezze di Leonardo

Leo invece era un dormiglione cronico si addormentava ovunque, e se dico ovunque è davvero ovunque: alla fermata del tram, sulla panchina mentre aspettavamo l’autobus. Una volta al ritorno dal martedì del beerpong io e Nico abbiamo trovato Leonardo fuori la porta di casa sdraiato e dormiente abbracciato a due bottiglie di rum, non riuscivamo a respirare tanto che ridevamo.

IMG-20140702-WA0025Svegliandolo, gli chiedemmo il perché di quello stranissimo atteggiamento dato che poteva benissimo dormire nel suo letto situato a pochi metri oltre quella porta, ma lui ci rispose che la porta si era rotta perché non si apriva. Naturalmente infilai le chiavi nella serratura e dopo due secondi entrammo. A volte non capivo se le cose che faceva le faceva per far ridere o se era davvero così. Si comportava davvero in modo strano ma divertente, solo in Erasmus può succedere di avere un coinquilino che in camera sua – nel mese di giugno – ha un albero di natale poggiato sul tavolo a sua volta poggiato sul letto.

Insomma, partire per l’Erasmus significa anche partire alla ricerca di un buon piso e buenos compañeros de piso, perché sono loro le persone con cui passerete più tempo in assoluto.

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Lucia Schettino

Italiana di origine e cittadina del mondo, amo scrivere, viaggiare sola per il mondo ed imparare nuove lingue. Vivo a Barcellona ma attualmente sono in viaggio per il Sudamerica per circa 9 mesi.

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